All’inizio era una necessità ora è una malattia. Come il bambino che mentre sta ancora finendo di guardare un cartone ti chiede già di vedere quello dopo, così mi ritrovo io, un infantile bambino di 36 anni che mentre sta aspettando l’imbarco pensa già a come fare a far combaciare e incastrare i cicli di vita lavoro famiglia con l’unica vera passione che lo sta spingendo ad andare avanti. Conoscere nuovi posti, nuova gente. Ascoltare lingue sconosciute, dover concentrarsi per poter comprendere, vivere il viaggio senza i classici pregiudizi che si avrebbero stando a casa. Non è necessario vestirsi come gli altri, apparire, seguire certi riti. Sono stato sempre allergico, ma il compromesso quotidiano con la vita ti porta ad accettare di dover indossare una casacca un numero e scendere in pista a ballare come gli altri. Il chiudersi la porta del proprio posto nella società e lasciarlo alle spalle schiude un oceano di possibilità. Possiamo essere quello che siamo intimamente in maniera più franca, senza infringimenti o catene. Fare perché lo vogliamo e non solo perché dobbiamo. Del mio paese biasimo la cultura del rigido protocollo che ci tiene tutti imbalsamati pronti per una vita già scritta e conosciuta....e a volte è proprio il tepore di una comoda posizione sociale che ci spinge a fare la scelta dei meschini: restare immobili. Il pessimista reciterà “tanto non cambierà nulla” l’ottimista ingannerà il tempo pensando che vincerà alla lotteria e tutto cambierà. In entrambi i casi stiamo illudendo noi stessi: senza dinamismo non c’è cambiamento. ll momento opportuno non arriverà mai e gli astri non combacieranno mai tutti nello stesso posto pronti a darci il segnale che aspettavamo per partire. Per dimostrare per la prima volta a NOI STESSI e non agli altri di che pasta siamo fatti.
Sì il viaggio è una malattia...senza rimedio. L’unico modo per andare avanti è quello di anestetizzarsi con dosi sempre più massicce di antidoto ossia i viaggi stessi, che ci regalano un momentaneo sollievo per poi farci ripiombare nella snervante attesa del prossimo viaggio.
$lavoromonotono$
Come speso accade in questi casi e per tutti quelli che soffrono della stessa patologia mi sono chiesto e continuo a chiedermi da cosa fuggo o cosa cerco: a volte mi sembra di riuscire ad afferrare il senso di questo vagare, altre volte sento solo un gran calore interno che mi pervade e mi dico: “non so cosa voglio, ma lo voglio fortemente!”

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