domenica 4 luglio 2010

Virtualizzare il virtuale

Ho preso parte ad uno dei tanti convegni Microsoft. Presentano un nuovo prodotto server. Fa cose mirabolanti….virtuali.
Lo speaker si infiamma quando arriva a parlare della peculiarità meglio riuscita: virtualizzare il virtuale. Avete capito bene. Emula un contenitore di dati ….e i dati cosa sono se non informazioni digitali quindi virtuali contenute sotto forma binaria di 1 e 0 in uno spazio-contenitore a sua volta virtuale. Lo so…anche a me fa male la testa. Ma volete mettere il benificio che ne deriva in termini di PROFITTABILITA’-PRODUTTIVITA’-VELOCITA’-INCREMENTO PRESTAZIONALE. Non è forse proprio l’Ansia Da Prestazione uno dei più grossi bubboni dei nostri tempi e il motore oscuro di questa grande pagliacciata?
Art for art’s sake….l’arte per l’arte si direbbe
Arriva così il parodosso di virtualizzare il virtuale.
Tutta la surreale conversazione è condita da un’orgia di termini in English, o sarebbe meglio dire in Globish che danno all’evento quell’irrinunciabile tocco di esoticità e risvegliano nell’utente quella la sensazione di progresso futuristico che solo la lingua degli yankee riesce ad evocare nell’immaginario provinciale e gretto di noi italioti.
Chissà forse un giorno quando i nostri figli ci chiederanno la merenda potremo dargli direttamente un bel modulo da 2 GigaByte di RAM e saranno sazi.
Chi vivrà vedrà

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